⚖️ Errore medico e perdita di chance: quando è possibile ottenere un risarcimento anche se non è certo che il paziente si sarebbe salvato
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio molto importante in materia di responsabilità sanitaria: anche quando non è possibile dimostrare che un errore medico abbia causato direttamente la morte del paziente, può comunque essere riconosciuto un risarcimento per la cosiddetta perdita di chance.
Si tratta di un orientamento particolarmente rilevante perché tutela i pazienti e i loro familiari nei casi in cui una diagnosi tardiva o cure non tempestive abbiano ridotto concretamente le possibilità di guarigione, di sopravvivenza o di vivere più a lungo.
Con l’ordinanza n. 16326 del 17 giugno 2025, la Corte di Cassazione è intervenuta su un caso di responsabilità sanitaria esaminato dalla Corte d’Appello di Palermo.
Nel procedimento era stato escluso che la condotta dei sanitari avesse causato direttamente il decesso del paziente. Tuttavia, il giudice di primo grado aveva comunque riconosciuto un risarcimento per la perdita di chance, ritenendo che l’errore medico avesse fatto perdere al paziente una concreta possibilità di ottenere un esito migliore.
La Corte d’Appello aveva invece ritenuto questa decisione contraddittoria.
La Cassazione ha chiarito che non vi è alcuna contraddizione: proprio quando non è possibile dimostrare il nesso causale tra l’errore medico e il decesso, può essere necessario verificare se il paziente abbia perso una concreta possibilità di guarigione o di sopravvivenza.
La perdita di chance è un danno diverso dalla morte o dall’aggravamento della malattia.
Consiste nella perdita di una concreta possibilità di ottenere un risultato migliore.
Ad esempio, un ritardo nella diagnosi di un tumore potrebbe ridurre le probabilità di successo delle cure. Anche se non è possibile dimostrare con certezza che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato il decesso, il paziente potrebbe aver perso una reale possibilità di vivere più a lungo o di affrontare la malattia con maggiori possibilità di successo.
È proprio questa possibilità perduta che, in determinate circostanze, può essere risarcita.
La Cassazione ha precisato che il risarcimento non spetta automaticamente.
È necessario dimostrare che:
Il giudice dovrà quindi valutare, con il supporto della consulenza medico-legale, se il comportamento dei sanitari abbia effettivamente ridotto le prospettive di guarigione o di sopravvivenza del paziente.
L’ordinanza della Corte di Cassazione conferma che la responsabilità sanitaria non riguarda esclusivamente i casi in cui l’errore medico abbia causato direttamente il decesso.
Anche la perdita di una concreta opportunità di cura può rappresentare un danno autonomo e risarcibile.
Si tratta di un principio particolarmente rilevante nei casi di:
Nei casi di perdita di chance il risarcimento viene determinato dal giudice sulla base delle circostanze del caso concreto.
Possono essere riconosciuti, a seconda della situazione:
La quantificazione del risarcimento avviene in via equitativa, tenendo conto della concreta probabilità perduta.
Nei casi di perdita di chance la valutazione tecnica assume un ruolo decisivo.
Occorre infatti ricostruire:
Solo un’attenta analisi della documentazione clinica e una consulenza medico-legale possono accertare se vi siano i presupposti per richiedere un risarcimento.
Quando si ritiene che un errore medico abbia compromesso le possibilità di cura o di guarigione, è importante agire tempestivamente.
È consigliabile:
Anche quando non è possibile dimostrare che l’errore abbia causato direttamente il decesso, potrebbe essere comunque riconosciuto un risarcimento per la perdita di una concreta possibilità di ottenere un esito migliore.