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Ambulanza in ritardo e paziente deceduta: ASL condannata al risarcimento

Ambulanza in ritardo e paziente deceduta: ASL condannata al risarcimento

🚑Un malore improvviso, la chiamata al 118, l’attesa dei soccorsi e poi il decesso. È la drammatica vicenda avvenuta a Noci, in provincia di Bari, che ha portato il Tribunale di Bari a riconoscere un risarcimento in favore dei familiari di una donna morta dopo un intervento sanitario arrivato, secondo quanto ricostruito in giudizio, con grave ritardo.

Il caso riguarda una donna colta da malore mentre si trovava in strada. I soccorsi sarebbero stati allertati più volte, ma l’ambulanza sarebbe arrivata sul posto dopo circa un’ora dalla prima richiesta di aiuto. A bordo, secondo quanto riportato, non vi sarebbe stato il medico, arrivato successivamente quando ormai per la paziente non ci sarebbe stato più nulla da fare.

Il Tribunale ha condannato l’ASL Bari a risarcire i familiari della vittima con una somma complessiva di 235.000 euro.

Il caso: malore in strada e soccorsi tardivi

I fatti risalgono al 7 novembre 2020, durante il periodo dell’emergenza Covid. La donna si sarebbe sentita male mentre camminava in una piazza del paese insieme al marito.

Secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, la prima chiamata al 118 sarebbe stata effettuata intorno alle 19:05, ma non avrebbe ricevuto risposta. Una successiva chiamata, pochi minuti dopo, avrebbe portato l’operatore a riferire la temporanea indisponibilità dei mezzi.

La documentazione acquisita nel giudizio e le registrazioni delle comunicazioni interne avrebbero però evidenziato una situazione diversa, ritenuta rilevante dal Tribunale nella valutazione della responsabilità.

L’ambulanza sarebbe arrivata sul posto dopo un’attesa molto lunga e senza medico a bordo. Successivamente sarebbe stato richiesto l’intervento del medico, giunto ancora più tardi. Per la paziente, però, non vi sarebbe stato più nulla da fare.

⚖️La decisione del Tribunale

La sentenza ha riconosciuto profili di responsabilità nella gestione dell’emergenza sanitaria.

Secondo quanto riportato, il giudice avrebbe evidenziato che un intervento tempestivo non avrebbe garantito con certezza assoluta la sopravvivenza della donna, ma avrebbe potuto offrirle maggiori possibilità di essere curata e salvata.

Il tema centrale, quindi, riguarda la perdita di chance: quando un ritardo nei soccorsi priva il paziente della possibilità concreta di ricevere cure tempestive e potenzialmente decisive.

Per questo motivo, l’ASL Bari è stata condannata a risarcire i familiari della vittima.

Ritardo dell’ambulanza: quando può esserci responsabilità?

Non ogni ritardo nei soccorsi comporta automaticamente un risarcimento. Tuttavia, può esserci responsabilità quando il ritardo è ingiustificato, quando l’emergenza non viene classificata correttamente o quando la gestione della chiamata non rispetta gli standard richiesti.

Nei casi di emergenza sanitaria, possono essere decisivi diversi elementi:

  • orario della prima chiamata al 118;
  • numero di chiamate effettuate;
  • codice assegnato all’intervento;
  • disponibilità reale dei mezzi di soccorso;
  • presenza o assenza del medico a bordo;
  • tempi di arrivo dell’ambulanza;
  • manovre effettuate sul posto;
  • documentazione e registrazioni della centrale operativa;
  • nesso tra ritardo e peggioramento delle condizioni del paziente.

Questi elementi devono essere analizzati con attenzione per capire se il ritardo abbia inciso concretamente sulle possibilità di cura o sopravvivenza.

Il danno da perdita di chance nei soccorsi sanitari

Il danno da perdita di chance si verifica quando un errore, un’omissione o un ritardo non permettono al paziente di beneficiare di una concreta possibilità di cura.

In ambito sanitario, questo tipo di danno può essere riconosciuto quando non è possibile affermare con certezza che il paziente si sarebbe salvato, ma è ragionevole ritenere che un intervento corretto e tempestivo avrebbe aumentato le sue possibilità di sopravvivenza o di migliore evoluzione clinica.

Nei casi di emergenza, pochi minuti possono fare la differenza. Per questo motivo, la corretta gestione della chiamata, l’attribuzione del codice di urgenza e la rapidità dell’intervento sono aspetti fondamentali.

📘Quali documenti servono per valutare un caso simile?

Quando si sospetta un danno causato da ritardo nei soccorsi, è importante raccogliere tutta la documentazione disponibile.

I documenti più utili sono:

  • verbale del 118;
  • cartella clinica;
  • referti del pronto soccorso;
  • certificato di morte, nei casi più gravi;
  • eventuali registrazioni o trascrizioni delle chiamate;
  • nominativi dei testimoni presenti;
  • relazione della Polizia locale o delle Forze dell’Ordine;
  • documentazione medica precedente;
  • eventuali comunicazioni con la struttura sanitaria.

La valutazione deve essere affidata a professionisti esperti, con il supporto di medici legali, per verificare se vi siano i presupposti per una richiesta di risarcimento.

Prontodanno.it: assistenza nei casi di ritardo nei soccorsi

I ritardi nei soccorsi sanitari possono avere conseguenze gravissime per il paziente e per i suoi familiari. In alcune situazioni, una gestione non corretta dell’emergenza può incidere sulle possibilità di cura, guarigione o sopravvivenza.

ProntoDanno.it assiste le persone e i familiari che ritengono di aver subito un danno a causa di ritardi del 118, mancata diagnosi, dimissioni premature, errori sanitari o gestione non corretta dell’emergenza.

Se pensi che tu o un tuo familiare abbiate subito un danno per un ritardo nei soccorsi, è possibile richiedere una valutazione del caso e verificare se esistano i presupposti per ottenere un risarcimento.

Hai dubbi su un caso di ritardo dell’ambulanza o mancato intervento sanitario? Contatta prontodanno.it 


 

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