Una giovane donna di Latina, titolare di un negozio di parrucchiera a Terracina e madre di due figlie adolescenti, si è recata all’Azienda ospedaliera di Verona per sottoporsi a un intervento chirurgico per un tumore benigno. L’intervento avrebbe dovuto essere di routine e senza rischi, ma al suo risveglio dall’anestesia, la donna ha scoperto di essere tetraplegica, senza la capacità di muovere gambe e braccia.
La magistratura ha stabilito che la condizione sarebbe stata evitabile e ha riconosciuto un risarcimento del danno complessivo di oltre un milione e 600 mila euro alla donna e ai suoi familiari. Due medici sono stati rinviati a giudizio, il neurochirurgo incaricato dell’operazione e l’anestesista, accusati di lesioni colpose commesse nell’esercizio della professione sanitaria.
L’intervento sarebbe stato eseguito scorrettamente, provocando il trauma che ha portato alla condizione di tetraplegia. Il Tribunale di Verona ha sottolineato che la posizione della paziente doveva essere supervisionata dal neurochirurgo, ma questi non era presente durante la manovra. La donna è ora completamente dipendente dalle cure degli altri e la sua vita e quella della sua famiglia sono state sconvolte dalla tragica esperienza.