Il caso a Padova: una donna sottoposta a intervento per un tumore mai avuto. Decisivo un test del Dna eseguito nel 2025
Tutto ha origine nel 2018, quando un controllo di routine evidenzia microcalcificazioni sospette al seno. La paziente viene sottoposta a biopsia e, in seguito alle analisi, riceve una diagnosi di carcinoma duttale infiltrante di terzo grado, una forma considerata aggressiva.
Alla luce del referto, i medici dispongono un intervento immediato. Nel novembre dello stesso anno la donna viene sottoposta a mastectomia totale. L’operazione viene presentata come necessaria e salvavita.
Dopo l’intervento, l’analisi del tessuto asportato non rileva cellule tumorali. Un risultato che, invece di sollevare dubbi, viene interpretato come la conferma del successo dell’operazione.
Per anni la paziente vive convinta di essere guarita da un tumore, senza sapere di essere stata sottoposta a un intervento non necessario.
Nel corso degli anni successivi, la donna affronta diversi interventi di chirurgia ricostruttiva. Proprio durante questo percorso emergono anomalie nei referti medici.
In particolare viene rilevata una discrepanza tra il numero di campioni prelevati durante la biopsia e quelli effettivamente analizzati in laboratorio. Un dettaglio che porta a ipotizzare uno scambio di provette.
Elementi emersi:
La svolta arriva nel 2025, quando viene effettuato un test genetico. Il confronto tra il Dna della paziente e i tessuti analizzati nel 2018 dimostra che il materiale tumorale apparteneva a un’altra persona.
Una conferma che trasforma una storia di presunta guarigione in un caso di grave errore sanitario.
Resta ora da accertare in quale fase si sia verificato lo scambio dei campioni: durante il prelievo, il trasporto o l’analisi in laboratorio.
La vicenda è al centro di un procedimento giudiziario che dovrà stabilire eventuali responsabilità e quantificare il risarcimento. In corso anche accertamenti tecnici per ricostruire l’intera catena diagnostica.
L’episodio evidenzia i rischi legati alla gestione dei campioni biologici e sottolinea l’importanza di protocolli rigorosi per garantire tracciabilità e sicurezza lungo tutto il percorso diagnostico.