Una donna di 57 anni è deceduta dopo una lunga battaglia contro una grave malattia e contro i ritardi del sistema sanitario. Aveva atteso per otto mesi l’esito di un esame istologico, arrivato solo dopo l’intervento di un avvocato. Il caso, avvenuto nel Trapanese, aveva suscitato grande indignazione pubblica e aveva portato all’apertura di un’indagine che oggi coinvolge 19 operatori sanitari tra medici, infermieri e tecnici di laboratorio.
L’esame, eseguito dopo un intervento chirurgico per la rimozione di una presunta lesione benigna, rivelò solo in seguito la presenza di un tumore in stadio avanzato. Quando la diagnosi fu finalmente consegnata, la paziente iniziò cure oncologiche in un centro specializzato del Nord Italia, ma la malattia non le ha lasciato scampo.
La vicenda ha portato alla luce un grave disservizio all’interno del servizio di Anatomia patologica dell’azienda sanitaria provinciale, dove risultavano bloccati oltre 3.000 referti. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Trapani, mira a chiarire se i ritardi nella consegna dei risultati possano aver aggravato le condizioni di salute di alcuni pazienti o addirittura contribuito al decesso di tre di loro.
Parallelamente, la Regione ha inviato ispettori per accertare eventuali responsabilità amministrative. Le verifiche hanno evidenziato carenze organizzative significative: il sistema informatico di tracciamento non era mai stato attivato e non esistevano protocolli per la gestione dell’arretrato, poi smaltito solo dopo la denuncia.
Il procedimento giudiziario, attualmente in corso, dovrà stabilire le responsabilità penali e civili dei soggetti coinvolti. Tra le parti offese figurano i familiari delle persone decedute e alcuni pazienti che hanno subito ritardi nella diagnosi.
La storia di questa insegnante, ricordata per il suo impegno civile e sociale, è diventata un simbolo di denuncia contro le inefficienze del sistema sanitario e ha riacceso il dibattito politico sulla gestione della sanità pubblica in Sicilia.