Una donna di Pisa si era sottoposta a un intervento per l’impianto di una protesi all’anca, con l’obiettivo di camminare senza dolore e senza zoppicare. Quello che doveva essere un percorso di cura si è trasformato in tre ricoveri in poco più di un anno, tra complicazioni e ulteriori interventi chirurgici. Il Tribunale di Pisa ha condannato la struttura sanitaria a risarcire la paziente con circa 84 mila euro, tra danni e spese legali, riconoscendo la responsabilità dei medici per negligenza e condotte colpose.
Il primo intervento, nel 2017, ha evidenziato un errore nel posizionamento della protesi, noto come “effetto punta”, una complicanza che provoca dolore, zoppia e problemi muscolari e posturali. Nel 2018 la paziente ha subito un secondo intervento per correggere lo stelo femorale della protesi. Nonostante l’operazione apparentemente riuscita, la gestione post-operatoria non è stata adeguata: la donna non ha ricevuto indicazioni chiare sulla terapia farmacologica anticoagulante e antitrombotica. Nei giorni successivi ha sviluppato un edema crescente alla coscia e circa cinquanta giorni dopo è stata ricoverata per la terza volta, nel reparto di pneumologia, con diagnosi di embolia polmonare acuta, emorragia ed ematoma all’arto inferiore sinistro.
Negli anni successivi, l’azienda ospedaliera aveva tentato di chiudere la vicenda in via stragiudiziale, offrendo circa 34 mila euro, ma la paziente e i suoi legali hanno scelto di proseguire il giudizio. Il processo di primo grado, conclusosi nei giorni scorsi, ha riconosciuto un risarcimento superiore, confermando le responsabilità dei sanitari. La consulenza tecnica ha evidenziato condotte colpose sia nel primo intervento sia nella gestione delle indicazioni terapeutiche post-operatorie, giudicate “equivoche e insufficienti”, ribadendo l’importanza di un corretto percorso di cura e della tutela legale in caso di complicazioni mediche.