🏥 Muore dopo un intervento chirurgico: disposto un risarcimento di oltre 1,2 milioni di euro ai familiari
La Corte d’Appello ha condannato due strutture sanitarie private di Catania a risarcire con oltre 1,2 milioni di euro i familiari di un uomo deceduto nel 2017 a seguito di una grave complicanza insorta dopo un intervento di chiusura di un’ileostomia intestinale.
La vicenda è particolarmente significativa perché ribadisce un principio importante in materia di responsabilità sanitaria: anche in presenza di patologie pregresse del paziente, il diritto al risarcimento dei familiari non può essere automaticamente ridotto. È infatti necessario dimostrare che tali condizioni abbiano realmente inciso sul danno subito e sul rapporto affettivo con i propri congiunti.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, il paziente era stato ricoverato presso una struttura sanitaria privata per sottoporsi a un intervento di chiusura di un’ileostomia intestinale.
Nel periodo successivo all’intervento si sarebbe verificata una grave complicanza dovuta a un blocco intestinale. Le condizioni del paziente sarebbero rapidamente peggiorate fino a rendere necessario il trasferimento in terapia intensiva presso un’altra struttura sanitaria, dove è deceduto pochi giorni dopo.
I familiari hanno quindi deciso di intraprendere un’azione legale per accertare eventuali responsabilità mediche.
Nel corso del procedimento il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), dalla quale sarebbe emerso un ritardo nell’esecuzione di una TAC, ritenuto determinante nella gestione della complicanza post-operatoria.
Sulla base di tali accertamenti è stata riconosciuta la responsabilità della struttura sanitaria.
In primo grado il Tribunale aveva liquidato un risarcimento di circa 500.000 euro in favore della vedova, dei due figli e dei quattro nipoti del paziente.
L’importo era stato però ridotto in considerazione delle condizioni di salute preesistenti della vittima.
Successivamente sia la struttura sanitaria sia i familiari hanno presentato appello.
La clinica ha contestato la propria responsabilità, mentre gli eredi hanno chiesto un aumento del risarcimento.
La Corte d’Appello ha respinto il ricorso della struttura sanitaria e ha accolto quello dei familiari.
Secondo i giudici, non è stato dimostrato che le patologie pregresse del paziente avessero compromesso o limitato il rapporto affettivo con i propri congiunti. Per questo motivo è stato escluso il dimezzamento del risarcimento disposto in primo grado.
La somma riconosciuta ai familiari è stata così rideterminata in oltre 1,2 milioni di euro.
Uno degli aspetti più interessanti della decisione riguarda proprio la valutazione delle condizioni di salute della vittima.
La presenza di malattie pregresse non comporta automaticamente una riduzione del risarcimento.
Il giudice deve verificare, caso per caso, se tali condizioni abbiano realmente inciso sul danno subito dai familiari o sul rapporto parentale.
Solo attraverso una valutazione concreta delle prove raccolte è possibile stabilire se esistano i presupposti per ridurre il risarcimento.
Quando un paziente perde la vita a causa di un possibile errore medico, il risarcimento può comprendere diverse voci di danno.
Tra le principali rientrano:
L’entità del risarcimento dipende dalle caratteristiche del singolo caso e dalle prove raccolte durante il procedimento.
Nei casi di responsabilità sanitaria la consulenza medico-legale rappresenta spesso uno degli elementi più importanti.
Tra gli aspetti normalmente analizzati vi sono:
Una corretta ricostruzione dei fatti può risultare determinante per accertare eventuali responsabilità e ottenere il giusto risarcimento.
Quando si ritiene che un danno o un decesso possano essere stati causati da un errore medico, è importante agire tempestivamente.
È consigliabile:
Ogni vicenda deve essere analizzata singolarmente, valutando tutta la documentazione disponibile.