Un bambino è nato con tetraplegia e spasticità a causa di una sofferenza ipossica subita poco prima del parto, che ha provocato un danno cerebrale irreversibile. Secondo il tribunale di Cagliari, tale danno è stato causato da una condotta imprudente da parte del personale sanitario di un ospedale locale, che è stato condannato a risarcire la famiglia con una somma superiore ai due milioni di euro, che salirà quasi a tre milioni includendo interessi, rivalutazioni e spese processuali.
La sentenza è stata emessa dal giudice che ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda Sanitaria per non aver adottato tempestivamente le misure necessarie durante il travaglio. Secondo la consulenza tecnica disposta dal tribunale, i medici avrebbero ritardato l’intervento, prolungando inutilmente il travaglio, quando invece avrebbero potuto somministrare ossitocina o procedere a un parto cesareo, evitando così la sofferenza del neonato.
La vicenda risale a qualche anno fa, quando la madre era arrivata in ospedale con le doglie e ha atteso oltre 11 ore prima di procedere al parto. I tracciati cardiotocografici, secondo gli esperti, avrebbero indicato la necessità di un intervento più rapido per prevenire il danno cerebrale.
Il giudice ha stabilito un nesso causale diretto tra la gestione medica e il danno subito dal bambino, condannando la struttura sanitaria a risarcire oltre due milioni di euro, con la somma totale che si avvicina a tre milioni una volta calcolati gli interessi e le spese legali. L’ente sanitario potrà comunque presentare appello.