Dolori intensi al collo e alle tempie, vertigini e perdita di equilibrio. Con questi sintomi una donna di 43 anni, residente a Biella e madre di quattro figli, si era rivolta al pronto soccorso il 18 settembre 2025. Nei giorni successivi tornerà altre due volte in ospedale, prima di essere trasferita d’urgenza a Novara. Morirà il 30 settembre per le conseguenze di un’ischemia cerebrale.
Ora la vicenda è al centro di un’indagine: la cartella clinica è stata acquisita dalla procura e i familiari hanno presentato una denuncia contro l’Asl, sostenendo che la morte sarebbe stata causata da un ritardo diagnostico e dall’omessa diagnosi di una patologia aneurismatica cerebrale.
Al primo accesso in pronto soccorso la paziente lamentava forte mal di testa e difficoltà a camminare in linea retta. Le sarebbe stata eseguita una radiografia, risultata negativa. I medici l’avrebbero quindi dimessa con una diagnosi di cervicalgia, un disturbo spesso legato a tensioni muscolari o posture scorrette.
Due giorni dopo, il 20 settembre, uno dei figli ha chiamato l’ambulanza dopo aver trovato la madre svenuta nella doccia. In quel momento la donna manifestava difficoltà a parlare e problemi motori più marcati. Anche in questa occasione, dopo alcuni controlli, sarebbe stata rimandata a casa con l’indicazione di assumere antidolorifici.
Secondo quanto contestato dai familiari, non sarebbero stati eseguiti accertamenti neurologici approfonditi, come una Tac cerebrale, che avrebbe potuto individuare il problema già in quella fase.
Il 22 settembre, al terzo accesso in pronto soccorso, gli esami avrebbero finalmente evidenziato la presenza di una patologia aneurismatica cerebrale. I dolori alla nuca e l’instabilità motoria erano infatti segnali compatibili con questa condizione.
La donna è stata quindi trasferita d’urgenza all’ospedale di Novara, dove l’équipe di neurochirurgia l’ha sottoposta a un intervento chirurgico d’emergenza. Nonostante l’operazione, una settimana dopo è sopraggiunta un’ischemia cerebrale causata da vasospasmo, cioè un restringimento dei vasi sanguigni che riduce l’afflusso di sangue al cervello e può provocare danni irreversibili ai tessuti.
La donna ha lasciato il marito e quattro figli. I familiari hanno presentato querela e una richiesta di risarcimento danni, ipotizzando una responsabilità per imperizia, negligenza e imprudenza del personale sanitario.
Secondo i consulenti incaricati dalla famiglia, tra il ritardo nella diagnosi, il successivo vasospasmo e il decesso esisterebbe un nesso causale rilevante. In sostanza, se l’aneurisma fosse stato individuato già al primo accesso in pronto soccorso, un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare l’aggravarsi delle condizioni della paziente. Ora spetterà alla magistratura chiarire eventuali responsabilità.