🦠 Infezione dopo una protesi al ginocchio, cinque ulteriori interventi e gravi conseguenze: oltre 280.000 euro di risarcimento a una 78enne. È la vicenda esaminata dal Tribunale di Monza, che ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda sanitaria di Vimercate per le conseguenze riportate dalla paziente.
La donna, originaria della provincia di Benevento, dopo l’impianto di una protesi al ginocchio ha sviluppato un’infezione che ha dato origine a un lungo percorso sanitario, con cinque successivi interventi chirurgici e importanti conseguenze sulla mobilità e sulla vita quotidiana.
La vicenda risale al 2019, quando la paziente venne sottoposta a un intervento per l’applicazione di una protesi al ginocchio.
Successivamente all’intervento è insorta un’infezione, che ha reso necessario sottoporre la donna ad altri cinque interventi chirurgici.
Nonostante il percorso terapeutico, la paziente ha riportato conseguenze permanenti che hanno compromesso in modo significativo la sua autonomia.
Tra i postumi riconosciuti figurano difficoltà nella deambulazione, una limitata capacità di stare in piedi e formicolii alle mani, che hanno inciso anche sulla possibilità di svolgere le normali attività quotidiane.
La donna non è più riuscita a occuparsi della casa come prima: pulizie, faccende domestiche e preparazione dei pasti sono diventate attività difficili o impossibili da svolgere autonomamente.
Anche la sua vita personale è cambiata profondamente, con la rinuncia ai viaggi con il marito e alle attività che faceva abitualmente, come la preparazione della pasta fresca in casa.
La situazione ha avuto conseguenze anche sul piano psicologico. La paziente è infatti caduta in depressione e si è successivamente trasferita in Toscana, presso alcuni familiari.
La vicenda è arrivata davanti al Tribunale di Monza, che ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda sanitaria di Vimercate e ha disposto un risarcimento di poco più di 280.000 euro.
Alla donna è stata riconosciuta un’invalidità permanente del 40%, ritenendo che per la metà fosse riconducibile alla condotta negligente dei sanitari.
Particolarmente rilevante è il riconoscimento di circa 88.000 euro per la riduzione della capacità di svolgere il lavoro domestico.
Il giudice ha considerato infatti anche il valore economico delle attività che la paziente non è più in grado di svolgere autonomamente, quantificandolo sulla base del costo ipotetico necessario per affidare tali mansioni a un collaboratore domestico.
Nel provvedimento sono stati inoltre riconosciuti circa 40.000 euro ai familiari, in relazione alle conseguenze che la vicenda ha avuto sulla vita della donna e alla