Un’ecografista dell’ospedale di Altamura è stata condannata a risarcire una famiglia per non aver diagnosticato una grave malformazione fetale durante la gravidanza. Il Tribunale civile ha stabilito un risarcimento di circa 147mila euro, da versare insieme all’Asl, per il trauma subito dai genitori e dalla sorella della bambina.
Durante la gravidanza, tutti gli esami – comprese le ecografie – avevano indicato uno sviluppo regolare del feto, senza alcuna anomalia. Tuttavia, al momento del parto nel settembre 2014, la bambina è nata senza mano, polso e parte dell’avambraccio sinistro, una condizione definita “agenesia”.
La responsabilità è stata attribuita alla dottoressa che aveva eseguito l’ecografia morfologica, nella quale aveva attestato la regolarità degli arti. Secondo la consulenza tecnica del giudice, la malformazione era diagnosticabile in quella fase della gravidanza.
👉 In particolare, la professionista avrebbe dovuto:
Invece, ha certificato una condizione risultata non veritiera.
Il Tribunale ha escluso responsabilità per gli altri professionisti coinvolti nel percorso di assistenza, ritenendo le loro condotte conformi alle linee guida e ai rispettivi ruoli. La sentenza ribadisce inoltre un principio giuridico consolidato: in Italia non esiste il diritto “a non nascere”. La vita, anche in presenza di disabilità, non può essere considerata un danno risarcibile; il risarcimento riconosciuto riguarda esclusivamente il trauma psicologico legato alla mancata preparazione dei familiari di fronte alla condizione della bambina.