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Anziani morti al Trivulzio: allargata l’inchiesta su morti e contagi a tutto il 2020

Anziani morti al Trivulzio: allargata l’inchiesta su morti e contagi a tutto il 2020

In un’udienza per conferire gli incarichi necessari per una perizia riguardo ai decessi durante il periodo più duro del covid, è in atto un conflitto tra i parenti delle vittime e i consulenti della difesa. I primi chiedono di estendere l’inchiesta sulla responsabilità delle morti presso il Pio Alberto Trivulzio all’intero anno 2020 e non solo i primi mesi della pandemia. D’altra parte, i consulenti della difesa sostengono che non è necessario continuare con l’inchiesta.

Durante l’udienza, il giudice ha stabilito che le indagini dovranno essere estese fino al dicembre 2020, accogliendo la richiesta del legale dell’associazione che rappresenta i familiari delle vittime. Inoltre, il quesito riguarderà tutti i casi, sia le morti sia i contagi che non hanno portato al decesso.

Si tratta di un passaggio importante verso un processo che potrebbe stabilire eventuali responsabilità penali. I legali si sono opposti all’archiviazione dell’inchiesta e hanno richiesto un’ulteriore indagine, in quanto anche altri responsabili dovrebbero essere indagati.

Nel giugno dello scorso anno, la procura aveva già avanzato una richiesta di archiviazione. I pubblici ministeri avevano espresso una forte critica sulla gestione dell’emergenza all’interno delle rsa, sottolineando il numero evidente di ospiti deceduti, nonché la sottovalutazione iniziale del rischio. Tuttavia, i pm avevano anche evidenziato la mancanza di disposizioni da parte delle autorità sanitarie e un’insufficienza di dispositivi di protezione e di tamponi. Questo contesto rendeva difficile dimostrare un nesso causale tra le condotte dei dirigenti sanitari e i decessi del periodo sotto indagine.

Secondo l’infettivologo Galli, non sarebbe necessario continuare questa indagine. Ci sono elementi chiari ed evidenti: al Trivulzio non era possibile effettuare tamponi e, a livello internazionale, molti anziani erano asintomatici. Pertanto, uno screening basato solo sulla febbre e sui sintomi respiratori avrebbe portato a non rilevare almeno la metà delle persone infettate tra gli ospiti.

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