Un uomo di 69 anni è deceduto dopo oltre due anni di coma in seguito a un intervento cardiochirurgico eseguito presso una struttura sanitaria ligure. L’operazione, che avrebbe dovuto risolvere un problema cardiaco tramite l’impianto di un bypass coronarico, si è invece trasformata in un dramma a causa di un errore medico.
Secondo quanto emerso dal processo civile, durante l’intervento sarebbe stata recisa accidentalmente un’arteria, circostanza di cui l’équipe si sarebbe accorta solo in ritardo. L’emorragia conseguente avrebbe provocato un arresto cardiaco e un grave danno cerebrale, lasciando il paziente in stato vegetativo permanente fino al decesso, avvenuto nell’autunno del 2021.
Il figlio del paziente ha avviato un’azione legale contro la struttura e i sanitari coinvolti. Il Tribunale civile ha riconosciuto la responsabilità professionale dei medici, stabilendo che la lacerazione dell’arteria mammaria interna sinistra e il ritardo nel riconoscimento della complicanza emorragica sono stati determinanti nel causare l’arresto cardiaco e le successive conseguenze neurologiche irreversibili.
Nella sentenza di primo grado, il giudice ha rilevato che, con un approccio diagnostico-terapeutico adeguato sia durante l’intervento sia nella fase post-operatoria, il decesso non si sarebbe verificato e il paziente avrebbe avuto buone prospettive di sopravvivenza.
Il tribunale ha quindi disposto un risarcimento complessivo di circa un milione di euro, oltre a interessi e spese legali, a favore del figlio della vittima. L’importo comprende il riconoscimento dei danni morali e biologici derivanti dalla perdita del rapporto parentale e dalle sofferenze legate alla lunga agonia del congiunto.